venerdì 30 maggio 2008

Lo sfogo di Moggi

La molta carne al fuoco presente sui giornali - l'attesa per l'Europeo, il calcio-mercato - ha fatto passare in secondo piano qualche interessante rivelazione. Si è detto poco di quanto ha rivelato Fabio Cannavaro a Sky sul suo periodo all'inter («gli anni più brutti della mia carriera») e sulla volontà pervicace della beneamata di liberarsi del capitano azzurro (alla faccia di chi blaterava su presunte pressioni che avrei fatto all'epoca per portarlo alla Juve). Cannavaro ha fatto "giustizia" di tante malelingue, raccontando del suo grave infortunio, della difficoltà ad allenarsi, quindi del suo recupero e della voglia di rimanere all'inter, che a dodici giorni dall'inizio del campionato si scontrò però con la decisione del club («la società mi disse "può darsi che cambi squadra". Alla fine andai alla Juve e feci 38 partite su 38»). Su questa vicenda, sulla quale si sono raccontate troppe favole, posso rivelare qualche particolare in più. Il sottoscritto, con Giraudo e Bettega, è riunito per la trattativa insieme a Branca, Oriali e Ghelfi. Arriva il medico sociale dei nerazzurri, Combi, e riferisce delle condizioni dell'allora portiere bianconero Carini, pedina di scambio nella trattativa. Secondo il medico, il portiere ha seri problemi al crociato anteriore. Ce n'è abbastanza per far saltare l'accordo, ma i dirigenti nerazzurri hanno così tanta fretta di liberarsi di Cannavaro che sorvolano sulle condizioni dell'uruguaiano. Questa è la verità. A proposito di "rivelazioni" mi piace ricordare una considerazione dettata alla rivista ufficiale dell'Uefa da Alex Ferguson. A detta del manager campione d'Europa in carica, la squadra più forte affrontata in Europa è la Juve di Lippi alla metà degli anni '90 ("una squadra che aveva talento e lavorava duro"). A tavolino le carte si possono cambiare, ma con la storia non si può scherzare. Si è parlato molte volte di una giustizia sportiva ballerina e con regole non uniformi. Un caso lo conferma pienamente e sono curioso di sapere che cosa ne pensa il super-procuratore Palazzi. Succede, dunque, che il club di Promozione veneta "Sona Mazza" vinca il proprio campionato. A torneo chiuso si scopre che la squadra ha utilizzato per 8 partite un giocatore già tesserato per altro club. La procura deferisce l'interessato alla commissione disciplinare. Quest'ultima infligge 5 turni di squalifica al giocatore, 5 mesi di inibizione ai dirigenti e dà 8 punti di penalità alla squadra da scontare nella prossima stagione. La Sona Mazza si tiene il campionato vinto. Mi rivolgo al superprocuratore e al presidente Abete: di grazia, quali sono le regole, dov'è l'uniformità? E dire che Calciopoli è finita come è finita nonostante le dichiarazioni del presidente della Corte Federale, Piero Sandulli («Nessun illecito riconosciuto. L'unico dubbio è Lecce-Parma» disse a suo tempo). Così il designatore Collina a "Radio anch'io": «Gli arbitri devono avere diritto di sbagliare senza che i loro errori vengano interpretati». Giusto, ma prima Collina deve rispondere a due domande. 1) Il diritto all'errore è valido anche quando le sviste vanno in un'unica direzione, seguendo l'antico criterio della sudditanza psicologica? 2) Se oggi gli errori non vanno interpretati, perchè ai miei tempi era consentito parlare di complotti? Ultima riflessione. Dice Collina: «E' stato un campionato estremamente equilibrato». Vero. Di sicuro, però, non è stato un campionato estremamente regolare. Per informazioni rivolgersi alla Roma...

Da Libero, 28 maggio

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