domenica 7 giugno 2009

La Juve che verrà

Ferrara, D'Agostino, Marotta, Trezeguet, De Ceglie e Giovinco: questi i nomi caldi su cui lavora la Juve. Senza dimenticare che in questa lista manca un terzino sinistro all'altezza della Serie A. Addirittura si riparla di Maxwell, vicino ai bianconeri quando Luciano Moggi trattò Ibrahimovic. Poi Capello scelse Cannavaro e l'inter arrivò seconda. Come mai gli era capitato negli ultimi venti anni: solitamente infatti i nerazzurri arrivavano terzi. E nonostante il piazzamento nel 2006 riuscirono a vincere uno scudetto. Tant'è che in Inghilterra si domandano ancora: "ma come hanno fatto da terzi a cucirsi addosso lo scudetto?". Misteri. Pare che Claudio Brachino intende farne una puntata speciale su Rete4.


Passiamo a noi. Ferrara guiderà le prossime settimane cercando di definire meglio l'organico e pronunciandosi su nomi e trattative. La Roma non ha la forza per pagare Trezeguet: nè pagarlo alla Juve (servono 10 milioni di euro) nè pagare poi il giocatore (4 milioni sono 4 milioni all'anno). Per bocca di Cobolli, la Juve attende un'offerta serie e gustosa e allora se ne può parlare. Altrimenti David incrementerà il bottino di reti in maglia bianconera, ben sapendo che il posto assicurato qui alla Juve non l'ha mai avuto nessuno. Un'eccezione quest'anno si farà per Diego: per via del modulo nuovo e dell'investimento fatto. Tatticamente e tecnicamente Diego rappresenta l'ancora di salvezza di un gioco che con Ranieri non è mai decollato. Peccato non ci sia più Moggi. Trezeguet potrebbe servire da pedina per arrivare a qualche buon colpo: il Lione qualcuno importante ce l'ha. Così come altri top-club.

Il discorso D'Agostino sembrava già chiuso qualche giorno fa, adesso le cose si complicano. Di Natale pare diretto in Germania, così Pozzo vuole trovare un suo sosia. Individuando in Giovinco il calciatore ideale a rilevarne il ruolo. Peccato però che la Formica Atomica non si muoverà da Torino. Il piccolo genio è convinto di poter dimostrare di valere la Juve. Il team bianconero sembra volergli dare questa possibilità,  cercando di metterlo in scia a Del Piero, che a novembre compirà 35 anni e che eterno non è. Ferrara dovrebbe essere garanzia per l'impiego di Giovinco, che dal cambio di modulo può solo guadagnarci. L'ha ripetuto pure Blanc: Giovinco non si muove perchè la Juve ha sposato la linea verde, perchè è un talento naturale e la Juve non cede i talenti, al contrario di altre squadre.

L'intervista di Blanc fa ben sperare i tifosi. Ha parlato con caparbietà del lavoro di questa dirigenza: ha tenuto i più grandi, sta tornando a fare del buon mercato, sta costruendo uno stadio di proprietà (prima società italiana a farlo), ha i bilanci in regola (prima società a esserlo). Ha sganciato parecchie bombe contro Milan e Inter, colpevoli di fare quello che gli pare scavalcando le regole economiche che dovrebbero governare il nostro Paese, come da direttive UEFA. Ma se Berlusconi è il capo del governo e moratti si cuce addosso scudetti che non ha mai vinto, tutto è lecito.

L'Udinese per D'Agostino vorrebbe due tra Marchisio e Giovinco. Io aggiungerei: sì, più soldi. Suvvia Pozzo, non scherziamo. Il primo è praticamente non-trattabile. Nel senso che da qui non si smuoverà mai, credo e spero. Talento naturale, sembra coniugare quantità e qualità. A soli 22 anni. In silenzio, con grande umiltà e serietà, si è ritagliato il suo ruolo in questa formazione. Prestazioni eccezionali, in Serie A come in Champions. Ultimamente ha pure preso il vizio dell'assist e del gol. Tre in questa stagione. Con la possibilità di giocare in più ruoli. Cedere la Formica Atomica, e concludo, è da pazzi. E non avverrà.

De Ceglie sembra essere favorito da una situazione particolare. Non ci sono grandi terzini in vendita in Europa. Chi ce li ha, se li tiene. Molinaro è out fino a ottobre, e da lì dovrà recuperare la condizione. Quindi la Juve si ritroverebbe scoperta. L'attesa per una trattativa in tal senso è da giustificarsi con un'altra attesa: quella per Criscito. Il cartellino è a metà tra Genoa e Juve, coi rossoblu che possono vantare il diritto i riscato. Prezzo fissato: 7,5 milioni di euro. Vero che il Genoa ha incassato dopo i colpi Milito-Thiago Motta, però quei soldi lì in parte sono già stati reinvestiti, in parte sono arrivati tramite contropartite (10 milioni la metà di Quaresma, acquistato per 33 da moratti, più altri 10 quelli per Acquafresca poi girato all'Atalanta, più acquisto di Floccari). Insomma, il Genoa prima di staccare l'assegno vorrebbe pensarci. E poi secondo me il Genoa pensa più a Palladino, sempre a metà tra le due società. Tacitamente dovrebbe funzionare così: uno resta da una parte, l'altro rientra. Così, dato che il Genoa è coperto sulla sinistra, a rientrare dovrebbe essere Criscito. Più utile alla causa bianconera. Agevolato dall'assenza di Ranieri che lo vedeva libero: prima o poi qualche spiegazione su queste bufale l'ex-allenatore bianconero dovrà darle o no? Se Criscito rientra, la Juve potrebbe sospendere le ricerche: la fascia sarebbe affidata al duo De Ceglie-Criscito, due Under 21. Con Molinaro che a quel punto avrebbe la valigia pronta.

Viceversa, qualora saltasse l'affare Criscito (dico io: perchè cedere il diritto di riscatto al Genoa?) i nomi caldi sono i soliti: Grosso (per il quale non gioca a favore l'anagrafica), Dossena (per il quale servono almeno 8 milioni di euro) e l'ultima novità. Come già detto, Maxwell. E' in rotta con Murigno che gli ha preferito Santon. A proposito del baby terzino. Il mitico Riccardo Ferri disse un giorno, da allenatore poi sollevato delle giovanili intertristi, che "tu sei alto e forte, farai l'attaccante!". Si riferiva ad un piccolo Santon. Oggi è il terzino sinistro-destro più interessante del calcio italiano. Non commento.

Soffiare Maxwell ai nerazzurri sarebbe gustoso. Non so quanti soldi servono. So solo che ci serve come il pane un terzino sinistro. Evra non si vende, Dani Alves nemmeno, Cabrini si è ritirato. Insomma, non ne restano molti in giro.

Capitolo Marotta: va preso un direttore generale. Marotta ha fatto un buon lavoro, ma continuerebbe a farlo nella Juve?

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sabato 6 giugno 2009

E se ri-riprovassimo con Tiago?

Siamo sicuri che Tiago alla fine andrà via? Cioè: chiaro come Ferrara sponsorizzi D'Agostino. "L'ho visto da vicino, è uno con qualità e personalità." L'abboccamento c'è tutto, così come i presupposti per portarlo a Torino. Certo non alle cifre pazze di Pozzo (così la frase suona carina). Cioè: non vale 25 milioni di euro. Ci mancherebbe. Ne vale molti di meno, giusto una decina. Soprattutto: non vale Giovinco e Marchisio. Questi due sono intoccabili, così come De Ceglie vista l'indisponibilità fino ad ottobre di Molinaro (per il quale non sono sicuro la sua riconferma, purtroppo è rotto, quindi fino a gennaio sarà bianconero, poi chissà, potrebbe essere ottima merce di scambio).


Un affare che sembrava chiuso adesso diventa problematico. Cifre folli, richieste assurde. Non c'è pericolo per i tre giovanotti di casa Juve. Rimarranno, almeno lo spero. Ma se Pozzo non si smuove dalla sua richiesta, tanto vale cercare qualche alternativa. Però, visto e considerato le critiche esplicite ed implicite rivolte alla gestione di Ranieri... non sarà il caso stavolta di provare a rilanciare Tiago? Nella sua posizione preferita? In uno schema che comunque conosce a meraviglia (il centrocampo del Lione funzionava così, parimenti a quello del primo Chelsea di Mourinho). Verrebbe sgravato da compiti offensivi (ci penserà Diego), potrebbe andare col suo passo poco rapido. Le geometrie, quando Ranieri l'ha fatto giocare per due partite di seguito (cosa che è capitata raramente, quasi mai), ha dimostrato di possederle. Poco adatto a fare il trequartista, ma questo doveva già essere chiaro fin dal principio.

Il concetto quindi è: siamo sicuri che la cura Ferrara non dia i suoi frutti con Tiago? La mia personale impressione, sentite e lette le dichiarazioni di Ciro di qualche settimana fa, alla vigilia di Siena, mi fanno pensare alla seguente cosa: Tiago per adesso rimane, si fa tutto il ritiro e proverà qualche match estivo. Se Ferrara sarà soddisfatto potrebbe decidere di tenerlo come quarto centrocampista e provare a rilanciarlo. Sarebbe la chiusura del teorema con-Ranieri-in-panca-si-è-sbagliato-tutto-ma-proprio-tutto! Che più che teorema mi pare una verità assoluta.

Più di Poulsen conviene tenerlo. Perchè in passato ha dimostrato ottime doti. Perchè è stato pagato 13 milioni di euro che non ci darà più nessuno. Perchè ha un ingaggio non da piccola società. Perchè in fondo, a me, in assoluto (cioè escludendo i 5 in pagella beccati con la Juve), piace!

P.S.
So già che qualcuno avrà voglia di elencare tutte le parolacce e gli insulti contro di me e contro questa idea. Vi prego quindi di non esagerare. Grazie. Ma proprio nessuno nessuno mi appoggia?

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Programma Ferrara: chi dentro e chi fuori

Sotto col fantamercato adesso. Ora che Ferrara è ufficialmente su quella panchina, il lavoro da qui ai primi di luglio è durissimo. Rosa da sfoltire, gente da accompagnare fuori dal cancello di Vinovo, programmi da ricostruire. La Juve deve plasmarsi, stavolta in modo decisamente più serio rispetto agli altri anni. Perchè i tempi sono maturi, perchè gli esperimenti aziendali sono finiti.


La mossa di Ranieri e le sue scelte hanno dimostrato come qui alla Juve un uomo non è capace di vincere. Un uomo no, ma uno staff serio sì. Ecco perchè dentro i cancelli di Vinovo, circa quattro settimane fa, si iniziarono a fare scatoloni da buttar via. Chi c'è adesso dentro quegli scatoloni?

Durante la conferenza di presentazione, Ciro il Tecnico ha espressamente accennato al nuovo modulo tattico che ha in mente. Giocoforza tale modulo prevede il trequartista, così come il rombo che Lippi si inventò per liberare il genio di Zidane. Chiaro come Diego non sia e probabilmente non può mai diventare Zidane (uno dei più forti giocatori degli ultimi trent'anni, almeno in quel ruolo), però il concetto è proprio quello lì. Lo sa bene Ciro che di quella Juve costituiva l'asse portante del settore difensivo e l'anima.

Se allora la Juve cambierà pelle, un pò di nomi sul piatto si possono già mettere, in attesa di depositare il piatto da qualche parte, sempre più concretamente all'estero. Germania, Turchia e Spagna. Indipendentemente che sia un 4-3-1-2 o un 4-2-3-1 a questa Juve serve un altro centrale di centrocampo, uno dai piedi buoni e dalla lucidità mentale per far ripartire da dietro l'azione, un buon terzino (forse anche due se a Zebina venisse diagnosticato il morbo-della-vendetta) e basta così. Indiscrezioni, ma come già detto, un pò di nomi possiamo farli.

Poulsen e Tiago dovrebbero lasciare Torino solo per la propria incolumità fisica. Prodotti di un progetto assurdo votato da Ranieri (peccato che anche io avevo pensato bene di Poulsen, accecato da quel famoso tridente che nemmeno in allenamento è stato mai schierato dal tecnico del Testaccio) e pronti per essere svenduti. Pazienza se lasciano una minusvalenza sul bilancio, serve liberarsene, per dare anche una scossa a tutto l'ambiente. A proposito di scossa, apro una parentesi. Dall'ultima fila parte una domanda scomoda ieri sera: "Ranieri ha detto che anche senza nessuno in panchina la Juve sarebbe arrivata seconda!". Ferrara non si scompone e come il solo grande Marcello sapeva fare risponde a tono, senza mai scivolare nella presunzione: "E' vero, ne prendo atto. Avevo chiesto sette punti, ne sono arrivati soltanto sei. E' anche colpa mia!". Sembrerà banale, ma dietro queste parole c'è tutta la rabbia, quella vera, quella bianconera, di mordere il risultato a tutti i costi, senza badare a mi-manca-questo-e-quello, cui un pò tutti siamo stati abituati da Ranieri. Non bisogna guardare al passato, solo al futuro. Non bisogna pensare alla triste realtà, cioè di essere inferiori, occorre pensare e convincersi di essere superiori. Come il solo Marcello Lippi sapeva fare. E mi pare che in quel 2006 l'ha ridimostrato vincendo un Mondiale in condizioni mentali pessime. Ferrara dice "io provengo da quella scuola!". E allora forse il popolo juventino tornerà a divertirsi come un tempo.

Non più tardi di qualche giorno fa il mitico Giampiero Boniperti augurava a Totti i gol per raggiungere la storia, poi si dedicava alla Juve: "Serve juventinità e il ritorno ai vecchi valori. Serve uno con le palle che tiri fuori dai calciatori il 200%, anche e soprattutto in condizioni non buone". Forse la dirigenza lo ha trovato.

Torniamo al fantamercato. Poulsen, Tiago e chi altri? Quasi sicuramente Trezeguet: difficile recuperare il rapporto col francese, dopo che Ranieri lo ha zuccherinato il primo anno (grazie, 20 gol e tanti problemi risolti) e bastonato il secondo spremendo fino alla morte Del Piero (che Ferrara gestirà al meglio, ne sono sicuro) e soprattutto Amauri (che infatti ha pagato amaramente il finale di stagione). Difficile recuperare anche il terreno per David, perchè Iaquinta è praticamente intoccabile, Amauri non si vende perchè una mente lucida punterebbe oggi e domani sul brasiliano (specialmente con quel modulo là e le sue qualità fisiche e tecniche) e perchè Giovinco continua a guadagnare terreno.

Se qualcosa capisco di calcio e la Juve non sta seguendo strade particolari per un esterno di centrocampo, allora si dovrebbe puntare su un centrocampo di sostanza (Marchisio, Sissoko, Zanetti e D'Agostino) e sulla classe infinita di Giovinco e Diego. Il secondo parte sulla carta avvantaggiato: perchè è un vero regista, perchè l'ha già dimostrato, perchè è più centrocampista di Giovinco. Il secondo, che resterà sicuramente, altrimenti a Torino scoppia qualcosa di simile a quello che scoppiò in Francia il 14-7-1789, imparerà il bel ruolo di esterno d'attacco, con licenza di accentrarsi e liberare il suo genio. Come già fatto contro la Lazio, dove addirittura ricoprì il ruolo di puro trequartista. Anche perchè Casiraghi ha dato ottima prova tattica, con Criscito e Marchisio larghi sulla sinistra, col secondo capace di adattarsi benissimo e stringere al centro ogni volta che occorre.

Proprio su questi ultimi due nomi la Juve sembra puntare. Marchisio è intoccabile, di sicuro la più bella sorpresa del campionato. Criscito ha già ribadito, con Ranieri fuori dai giochi, che sarebbe pronto a tornare e giocarsi le sue carte. Sarà un caso? Fuori Ranieri e i giovani tornano a parlare con forza del proprio futuro Juve. Manca Palladino, ma credo che a breve rilascerà qualche frase interessante. Il Genoa ha il diritto di riscatto, però l'accordo implicito prevederebbe che solo uno tra Palladino e Criscito rimanga a Genova, l'altro torni. Chi dei due torna alla base? Palladino si ritroverebbe chiuso: dovrebbero cedere Giovinco per far tornare Palladino, autore di una stagione importante, largo sulla sinistra, come terzo attaccante. Criscito, viceversa, si ritroverebbe con la fascia sinistra in suo possesso. Almeno da dividere con De Ceglie. Ma se arriva Criscito, chi rischia di più tra De Ceglie e Molinaro?

Dubbi da sciogliere. E poi chi l'ha detto che Camoranesi resta? Uno di quelli che con Ranieri qualche-problema-qualche l'ha avuto. Quest'ultima domanda ve la lascio in eredità, ma non è mia. Ho superato una visita medica qualche tempo fa e mi hanno rassicurato sulla mia salute mentale. Indovinate quale giornalaccio ha lanciato la bomba? Costa 1 euro e le sue pagine colorano di rosa.

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venerdì 5 giugno 2009

Errori del passato, povero Didier

Quando se ne andò sbattendo la porta, il primo io, inebriato dall'entusiasmo del pronto rientro in A, ho lasciato passare la cosa sotto banco. Senza dare troppa importanza all'intelligenza e alla maniera per cui Didier aveva mollato. Lì sì, lo stile Juve venne meno. Perchè Didier aveva letteralmente sganciato una bomba. Che sarebbe esplosa due anni dopo, a due partite dal termine di un campionato nato male, proseguito male, conclusosi malissimo, a parte la bella storia di Ferrara e la posizione finale.


Didier Deschamps ha fatto meglio o peggio di Ranieri? Il discorso potrebbe sembrare assurdo e inutile. Infatti non darò una risposta. Sarebbe appunto ridicolo. Di certo Didier, rispetto a Ranieri, aveva capito determinate cose. Per esempio l'inesperienza di Alessio Secco. A quel tempo (pare una parabola biblica) c'era un certo Roberto Bettega a tirare i fili da dietro le quinte, a sistemare rapporti e contratti e progetti con i big, da Buffon a Trezeguet, da Camoranesi a Nedved. Però Alessio Secco ha imparato, chiudendo gli affari nei successivi due anni. E Diego e l'ultimo colpo, forse l'ultimo è D'Agostino, chissà. Un'altra figura che Didier vide in difficoltà fu quella di Blanc, suo connazionale. Forse il suo primo sponsor per l'approdo sulla panca della Juve. Non esplicitamente, Deschamps fece capire come la dirigenza bianconera avesse le idee confuse in merito alla gestione di un team così importante come quello juventino, in uno dei momenti più delicati della storia. Aveva chiaramente espresso l'impossibilità di risalire verticalmente le posizione del calcio italiano, che serviva tempo e voleva nelle sue mani maggiori poteri, riguardo la rosa, riguardo il mercato. In risposta ricevette non certo rassicurazioni, perciò per il bene proprio e della Juve fece la valigia e si dimise. Dimissioni accettate. Col senno di poi, l'accettazione delle dimissioni di Didier vanno inquadrate in quella confusione che Didier, da grande regista quale fu in mezzo al campo, intravide e percepì. E da lì la Juve tutta andò in confusione. Nonostante i risultati abbastanza soddisfacenti. 

Non esiste la controprova, però adesso sarei curioso di "dove sarebbe la Juve di Deschamps dopo tre anni di lavoro"? Bella domanda. Parziale risposta potrebbe essere: un anno di B senza difesa, con Marchisio diciannovenne in cabina di regia, con Paro (23 anni, al primo anno in bianconero) e Palladino (che con Didier visse un anno da protagonista, con 9 gol in campionato e tante presenze da vice-Trezeguet). Facile con quei campioni, sì. Ma quello che più stupì fu l'atteggiamento e la padronanza con cui quella Juve vinse il campionato. Tranquillità assoluta, mai un problema nello spogliatoio, tutti in riga, tutti a dare il massimo. Tutti, compresi i big. Come dice in un'intervista rilasciata ieri, è importante farsi rispettare, pretendere il massimo per sè, ma soprattutto per la maglia. Lanciò pure Giovinco, in posizione di trequartista. E innumerevoli altri giovani, poi approdati tutti in B e in Serie A. Da Venitucci a Rossi, da Bianco al difensore di cui non ricordo il nome.

Insomma scelte coraggiose e azzeccate. Un cammino da record, pur in Serie B, pur con la Juve. Non era facile e lo dissero tutti i big. Non è stato per nulla semplice.

Un vero peccato. Perchè adesso le scelte societarie sono da guardare come parziale accoglimento di tutte quelle critiche di Deschamps. Blanc ha dimostrato di fare un passo indietro, rimettendo la decisione ultima al Comitato Sportivo. Alessio Secco ha lavorato bene, ma prestando l'orecchio e lasciando l'ultima parola a Ranieri. La scelta di Ferrara è coraggiosa, ma consapevole. E' necessario riprogrammare e sfoltire. Sfoltire la rosa degli errori commessi da Ranieri. Provare a recuperare il terreno perduto. E allora: la Juve in mano alla Juve. Eppure, proprio con Deschamps la strada sembrava tracciata. E da Juventino, Didier mollò la barca non condividendo il programma. Ora Ciro ha firmato, dopo un'ora di colloquio. Probabilmente non sapremo mai toni e contenuti di quell'oretta, ma conoscendo il carisma e l'intelligenza di Ferrara, io da tifoso sono già soddisfatto. Ampiamente. Spero nelle vittorie, ma è importante verificare il cammino della Juve. Possiamo anche replicare il secondo posto, può anche vincere il Milan, sempre che in segreteria non ci sia un'altro scudetto prenotato da moratti e guido rossi. Possiamo non superare i quarti di Champions. L'importante è che tutta la stagione sia giocata con dignità e col massimo impegno. Con contenuti nuovi, tattici e tecnici. Con lo spirito da vera Juve.

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E' fatta: Ciro resta l'allenatore

E' fatta. Non serve nemmeno aspettare, credo! Perchè partire armi e bagagli da Coverciano direzione Torino vuol dire solo una cosa: essere stato confermato allenatore della Juve.


La presentazione avverrà stasera o al massimo domani, o alla riapertura della Borsa lunedì. Ma è solo un dettaglio. Come previsto, troppi indizi conducevano al tecnico napoletano, già responsabile del settore giovanile. A parte gli indizi dei quindici giorni positivi alla guida della squadra, a parte la banalità (poi tanto banale, visto come si erano messe le cose) dei 6 punti in due partite e zero gol subiti, gli indizi erano: spostamento della data del raduno (garantendo ai Nazionali tutti un più comodo rientro), affare D'Agostino, intoccabilità di Marchisio e Giovinco (che Ranieri voleva cedere, maledizione a lui!!!), fiducia a Zebina e De Ceglie (anche il giovane terzino era pronto a trasferirsi in prestito). Ferrara, che conosce bene i giovani perchè allevati proprio da lui, punta molto sulla linea giovane. In più con la Lazio ha dato ottima prova di poter cambiare piano tattico: mise infatti Amauri togliendo Zanetti, accentrando Marchisio e spostando sulla sinistra Giovinco. Al contrario di Ranieri però, Ciro ha dato compiti meno difensivi a Giovinco, con la possibilità per il folletto di spaziare al centro e vagare libero.

Altro dettaglio: Mellberg non parte più. Lo stesso Ferrara aveva detto che gli sarebbero serviti quattro centrali e Mellberg è uno che la panchina può farla tranquillamente, mentre Chiellini e Legrottaglie e Cannavaro si distribuiranno la fatica di una stagione che sarà pesante. Pesante per sobbarcarsi il nuovo modulo.

Le incognite sono rappresentate da: Criscito (possibile rientro, con Molinaro che a quel punto rischierebbe grosso), Trezeguet (a Roma gratis? No, denaro fresco dalla Francia), Poulsen ("Questo è migliore di Sissoko!" gridava Ranieri in conferenza, dopo essersi scolato dai sette agli otto litri di vino probabilmente, ma pesano l'ingaggio e il cartellino, la Juve dovrebbe registrare una minusvalenza a bilancio in tal caso) e Tiago (stesso discorso di Poulsen: chiuso da Zanetti e D'Agostino, poche possibilità di vederlo in campo, e dopo due anni sarebbe anche l'ora di liberarsene: prodotto di Ranieri, strano no?).

Così, a meno di altri clamorosi sviluppi di mercato, in entrata si intende, la Juve è completa. Più fiducia a Giovinco che almeno inizialmente partirà da vice Diego, con possibilità di giocarsi più di una chance sulla fascia qualora il modulo fosse il 4-2-3-1. Marchisio e Sissoko si divideranno la fatica, Zanetti e D'Agostino la cabina di regia. Mi sembra tutto a posto, no?

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Un giorno migliore

Come da titolo di una delle più belle canzoni di Paolo Belli, oggi per la Juve è un giorno migliore. Si decide gran parte del futuro: rosa e assetto societario.


Ferrara è già l'allenatore della Juve. Forse lo è dal dopo partita con la Lazio. Cosa è successo in quindici giorni per far cambiare idea alla società? Beh, Blanc e Secco hanno visto solo cose positive. Un grande gruppo di lavoro, che in appena 7 giorni ha riportato la Juve in alto: condizione fisica ottima, condizione mentale perfetta, recupero psicologico di molti giocatori (Del Piero, Zebina e Camoranesi su tutti). Ciro ha dimostrato passione, sorriso (che non guasta, quanto sono simpatiche le sue conferenze e le sue interviste?), carisma e tanta intelligenza. Soprattutto, quello che ha più convinto la società, ha le giuste idee tattiche per poter sfruttare al meglio una rosa che già è ottima.

Per esempio ha consegnato nelle mani di Marchisio il centrocampo Juve: assieme a Sissoko, il giovane Claudio è destinato a ripercorrere le bellissime carriere di grandi mediani della storia bianconera. Indipendentemente dall'eventuale arrivo di D'Agostino, col quale sarebbe complementare, visto che Casiraghi lo impiega più largo sulla sinistra, in un centrocampo a tre. Proprio l'Under 21 sembra un buon termine di paragone con la Juve che verrà. Fra l'altro, con Casiraghi giocano i tre gioielli di casa Juve: De Ceglie, Marchisio e Giovinco. Senza dimenticare Criscito, per il quale si attende la mossa del Genoa. Ma Ferrara ha fatto capire di volerlo alla base, sulla sinistra, alternandolo a De Ceglie. Vista l'indisponibilità di Molinaro. Soprattutto, visti i suoi scarsi miglioramenti. E' lui che rischia più seriamente il posto.

L'altro gioiellino, che proprio ieri ha confermato la felicità per la conferma di Ciro sulla panchina della Juve, è Sebastian Giovinco. Peccato abbia fatto il terzino con Ranieri. Peccato perchè le uniche tre partite che Ranieri gli ha concesso di giocare nel posto in cui preferisce, largo sulla sinistra e poi libero di andare dove lo porta il talento, aveva dato ampia prova delle sue abilità. Le tre partite sono negli occhi di tutti i tifosi: Chelsea (venti minuti dove risultò il migliore per la stampa inglese), Bologna (gol, assist e partita da 8) e Roma (assist e match fantastico). Con Ciro Sebastian potrebbe davvero avere più spazio e maggiore tranquillità, nel senso che può star tranquillo di avere piena fiducia e possibilità di giocare con più continuità. Proprio il cambio di modulo potrebbe giovargli: largo nel 4-2-3-1 o seconda punta nel 4-3-1-2. Come lui stesso ha confermato. Diego a manovrare, Giovinco a concludere. Sono complementari i due e Ferrara credo lo abbia capito.

D'Agostino è sempre più bianconero. In realtà i colori della sua maglia, in ogni caso, non cambierebbero: da Udine a Torino, sempre di bianconero si tratta. D'Agostino è ben voluto da Ferrara e proprio Ciro ha dato indicazione di prenderlo. Perchè si concretizzerebbe quel famoso rombo che fece la fortuna di Lippi nella sua prima missione bianconera. Allora vi era Didier Deschamps come vertice basso, Zinedine Zidane come vertice alto. Cervello arretrato e genio assoluto a ispirare le punte. In quel famoso centrocampo si alternavano due mastini come Jugovic, Conte, Tacchinardi. E vi era un esterno puro: Di Livio. Qui può accadere la stessa cosa: Camoranesi potrebbe essere l'esterno puro, il mastino uno fra Marchisio e Sissoko. Ferrara cioè sembra avere le stesse idee di Marcello Lippi. E speriamo quest'ultimo lo abbia allevato al meglio.

Insomma, la Juve in mano alla Juve. Sembra il progetto più bello, a lungo inseguito. Potrebbe addirittura tornare Peruzzi, se uno tra Sormani e Maddaloni dovesse dedicarsi a tempo pieno al settore giovanile. Potrebbe fare l'assistente di Ferrara. E' pronto il rientro di Massimo Neri, già al lavoro a Torino con Capello. Quasi pronto l'ingaggio di Marotta e qui il discorso diventa più serio.

Serio perchè è ovvia la necessità di affidarsi ad un uomo con più esperienza, che ha già fatto del buon lavoro altrove. In tal caso alla Samp. Marotta ricoprirebbe la carica di Direttore Generale: cioè, problemi di spogliatoio e di contratti, problema di relazioni col Palazzo. Alessio Secco manterrà la carica di Direttore Sportivo, perchè al contrario di quanto scrive la Cazzetta, l'ex assistente di Moggi ha fatto un buon lavoro. Blanc si occuperà solo dei conti della società. E del discorso nuovo-stadio.

Questa è la Juve che si appresta ad un'annata importante. Per certi versi una vera e propria partenza, dove esistono pochi dubbi e ostacoli, quasi zero incertezze.  Anzi, di incertezza la Juve ne ha una: ma quanti scudetti a tavolino ha pianificato nel 2006 l'inter di moratti?

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giovedì 4 giugno 2009

La Juve in mano alla Juve

Lippi spinge Ciro Ferrara alla Juve. E non è un caso, visto che il posto di Direttore Tecnico spetta a lui nel 2010, a Mondiale concluso. Parole sue, tipo quelle "dopo il Mondiale non allenerò più". Perfetto, alla Juve serve infatti una persona seria in grado di coordinare al meglio tutto il lavoro dietro le quinte. E Ferrara in campo sarebbe come una consecutio-logica dei suoi pensieri. Ferrara e il maestro. Dieci anni assieme significano qualcosa. Dentro la Nazionale Lippi ha quasi ricreato l'ambiente Juve: lui in panca, gli addetti alla preparazione fisica, Ferrara suo vice e Peruzzi aiutante. Proprio ieri sera una voce si è diffusa: se Ferrara parte, potrebbe partire anche Peruzzi, per un clamoroso ritorno in casa bianconera. Già perchè alla Juve intendono costruire un gruppo di lavoro solido.


Ora, se date retta ai giornali questi vi diranno che alla Juve hanno il braccino corto. A parte che in questo caso ci sarebbe solo da applaudire il lavoro di Blanc: ha risanato una società in volo libero, senza paracadute dopo il 2006. Sta costruendo uno stadio di proprietà avallando un progetto mai portato avanti in Italia. Ha i conti solidi, al contrario dei 180milioni di euro di debiti dell'Inter e i 70 del Milan (confermati da Berlusconi e Galliani). La Juve non cede perchè con l'acqua alla gola, la Juve eventualmente programma e progetta. Al di là di ironie e facili critiche, la Juve è l'unica che ha scommesso sul vivaio e prosegue un'opera di ringiovanimento senza però alterare gli equilibri mentali dello spogliatoio. E allora: via Pavel Nedved, uno dei più carismatici leader da otto anni a questa parte, dentro un grande ex come Cannavaro, ancora integro fisicamente e sicuramente voglioso di riguadagnarsi la fiducia dei suoi ex-tifosi. Spazio a Marchisio, osannato da Casiraghi, e De Ceglie, c'è un posto pure per Giovinco probabilmente, e scena ampiamente dedicata e ritagliata su Diego, 24 anni. Ecco il programma. Insomma, forse non è arrivato il Torneo Aziendale, nemmeno la Coppa Europea, nemmeno la Coppa Italia, però fin qui il programma Juve procede. Naturalmente con vari intoppi: Ranieri e i suoi acquisti.

Ferrara vs Spalletti: siamo alla resa dei conti. Stasera il secondo incontra la Sensi: programmi, contratto, progetti futuri. Se rompono, con Leonardo accasatosi a Milano, Spalletti potrebbe avere la strada spianata verso Torino. Ma, ci sono degli ostacoli ancora da risolvere. Lo staff per esempio: non tutti, troppo onerosi e non in linea con il pensiero bianconero. Come detto il programma Juve prevede la costruzione di un gruppo di lavoro solido che duri nel tempo, non una variabile legata alla conduzione tecnica, ma qualcosa di costante, dentro la Juve. Ecco perchè la pista che porta a Montali direttore-generale non è così assurda. L'hanno allevato per tre anni, perchè non provarci. Visto e considerato che ha dato prova delle abilità di comunicatore e pacificatore ai tempi della Pallavolo. Il rientro di Neri e Scanavino va inquadrato proprio in questa ottica. Dopo il tonfo assurdo dello staff di Ranieri la Juve vuole fare tutto da sè. Idea approvata. Non può che essere così. Meno tecnologia, quella di Damiano per esempio, più lavoro di gruppo, sul campo. Meno valori statistici per controllare fiato e gambe dei giocatori, più lavoro sul campo. Quello che praticamente è mancato in questi quattro mesi. A detta degli stessi giocatori, letteralmente massacrati da Ferrara in due settimane. E i risultati mi pare si sono visti: Zebina correva, Camoranesi addirittura correva, Del Piero sembrava rinato, Zanetti integro.

Ferrara vs Spalletti. A dire il vero le principali testate vogliono questo confronto solo per vendere un pò di giornali in più. Per tenere il fiato sospeso. La sensazione è che la Juve abbia scelto il suo Mister. Il napoletano. Stasera, nel Cda probabilmente si parlerà di lui, della sua conferma e del rientro dei nomi prima fatti. Rampulla sarà il preparatore dei portieri. Rientrerà Chiarenza che assisterà Ferrara durante la settimana. Insomma: la Juve in mano agli juventini. Come da patto!

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mercoledì 3 giugno 2009

Ferrara vs Spalletti

Sembra ora chiaro. La lista è molto ristretta: Spalletti vs Ferrara. Il Ciro juventino contro il nemico Luciano. Sfida che probabilmente è iniziata dopo la vittoria delle Juve contro il Siena, dopo la prima stupenda settimana di Ciro. J.C. Blanc ha seguito a lungo e in modo scrupoloso il lavoro del già responsabile del settore giovanile e ne ha apprezzato qualità e professionalità. Contro forse ogni possibile ottimismo. Anche Secco sembra aver pronunciato parole di apprezzamento nei confronti di Ferrara. E le sue quotazioni hanno difatto scalzato dalla lista dei pretendenti al trono Antonio Conte. Anche per motivi di cui abbiamo già discusso (staff e modulo tattico).


Spalletti piace per capacità tecniche e idee tattiche, perfette per l'attuale rosa bianconera. Il 4-2-3-1 di Spalletti permetterebbe infatti di inserire alla perfezione Diego, di controllare il rendimento e le presenze di Alessandro Del Piero, di lanciare Giovinco sulla sinistra, di permettere a Iaquinta di poter giocare sia a sinistra sia a destra, a Camoranesi si potersi riposare coperto da Marchionni o appunto Iaquinta. Zanetti, Marchisio e Sissoko e probabilmente D'Agostino si giocheranno a turno i due posti davanti la difesa. Questa è la Juve che ha in mente la dirigenza, probabilmente coincindente con quella in testa di Spalletti. In tale modulo allora esistono due dubbi.

Il primo riguarda Amauri. Se il Milan bussa sono dolori. Perchè se i rossoneri dovessero davvero bussare per il brasiliano, metterebbero sul piatto molti milioni. Almeno 30, così solo per iniziare a parlare. E lì già mi immagino gli occhio dei dirigenti. Ma conviene pensarla in questo modo? Davvero è pensabile cedere Amauri. Fin quando Ranieri lo ha usato e letteralmente spremuto, il bomber ha dimostrato di poter stare benissimo in questa formazione. Forte e tecnico, l'ha messa dentro e risolto da solo le partite. Cagliari, Udinese, Torino, tanto per citare i gol iniziali. Una Juve che vuole provare a vincere non può privarsi di Amauri, Sarebbe follia allo stato puro. Anche perchè non vedo gente in Europa che con 30 milioni verrebbe alla Juve. Cioè: con 30 milioni, ma chi prendiamo? Per Benzema ne servirebbero altrettanti, Villa è nelle mani del Real, Messi e C.Ronaldo non si toccano. Lista conclusa. Qualora la dirigenza dovesse cedere Amauri, credo che a Torino serva l'esercito per tenere lontani dalla sede bianconera 16 milioni di tifosi incazzati.

L'altro dubbio è più che altro un grande desiderio. D'Agostino Gaetano è già bianconero. E' dell'Udinese ma pare che Ferrara abbia indicato lui come primo rinforzo di centrocampo. Previa cessione di Tiago e Poulsen. Spalletti invece vorrebbe il proprio pupillo: Pizarro. La Juve invece punta decisa al centrocampista rivelazione dell'anno. E l'intervista rilasciata al Corriere è un assist prezioso: "Sono juventino da sempre, un sogno poter giocare con Del Piero. Con Diego possiamo giocare assieme senza problemi!". Proclami e desideri.

In settimana vedremo. C'è il nodo allenatore da sciogliere.

D'Agostino più spostamento in avanti del raduno di luglio. Due indizi fanno una prova? Se sì allora tutto fa pensare che Ferrara è già il prossimo allenatore della Juve. Finita la Coppa delle Confederazioni a Ferrara spettano pochi giorni di vacanza. Giusto quelli che vanno dal primo luglio al sette luglio. La Juve si ritrova il nove, anzicchè il 5. Se non è indizio questo...

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Il calcio è strano

Kaka va al Real Madrid. La cosa è fatta, nonostante le elezioni. Il programma probabilmente finisce qui. Come forse la carriera di Berlusconi. I suoi giocattoli, pian piano, stanno tutti per essere riposti nella cesta dei giochi. Kaka andrà al Real, proprio quando Gourcuff ha scelto Bordeaux, Pirlo sembra destinato a seguire Ancelotti al Chelsea, Seedorf è messo in secondo piano, Ambrosini va per i 34 anni, Becks torna in America per essere in Italia solo a gennaio 2010. Il rimedio è far tornare da Roma Brocchi e magari schierare proprio Leonardo a centrocampo. Arrivano sì tanti soldi, ma quanti sono i giocatori sul mercato? Della portata di Kaka? Perdiamo tutti un Kaka, il campionato e lo spettacolo, noi dietro quelle TV. E non è un fatto di soldi come vogliono farlo intendere. E' un fatto appunto di spettacolo, di divertimento, di progetti seri, di pubblico, di tifo. Abbiamo perso. In Italia, abbiamo clamorosamente fallito.


Sempre a Milano l'altro caso interessante riguarda Ibra. Qui le cose sono differenti: o Moratti scuce 20 milioni di euro lordi all'anno per il giocatore o questi va via. Anche qui: non è una questione economica. Ibra vuole vincere e sa bene che quello che gli è stato recapitato alla Pinetina è tutto falso. Tutto finto, carta e cartone che rimarrà forse solo nelle statistiche della Cazzetta-Rosa, non nelle menti e nelle memorie  di chi tifa e guarda le partite. Vuole la Champions e sa benissimo che Guido Rossi non ha alcuna possibilità di sedersi sul trono d'Europa per assegnarlo a tavolino ai nerazzurri. Ha visto come tutti il Barca e se ne è innamorato. Qui il discorso è molto semplice.

Perdiamo pure Lavezzi. Anche qui il discorso è semplice. Purtroppo anche quest'anno le cose sono andate come logica comanda. La storia e le "piazze" non impongono i risultati: è la corsa e la voglia dei giocatori, la loro qualità a imporre il risultato. Così Genoa deve rinunciare alla Champions, eppure bastava non incappare in qualche stupido pareggio per finire sopra la Viola. Così il Napoli che cantava sogni di scudetto a dicembre, per poco non sfiora la parte più critica della classifica bassa. La Juve appesa al mediocre Ranieri rischia il terzo posto, anche se qualcuno aveva fatto credere di poter arrivare alla Champions o al tricolore. Compreso me, anche se ho sempre ribadito "il sogno" e non il progetto.

La Juve potrebbe perdere Trezeguet. Ma anche qui il discorso è ancora diverso. La storia, dopo 9 anni, è destinata a finire per tre ragioni:
  1. Amauri, nonostante le lusinghe di Leonardo, garantisce ottime annate e un gioco diverso da quello di David, più spettacolare e più fisico, più manovra e numero di gol simili;
  2. Iaquinta garantisce il cuore e la corsa e la foga che fu di Ravanelli nella prima era Lippi;
  3. perchè David non può accettare e non è giocatore tale da poterlo mettere in panca e farlo entrare sul finale: o gioca o lo vendi.
Il terzo punto sembra chiaro ai dirigenti bianconeri: in presenza di un cambio di modulo, David finirebbe spesso in panca. Allora, all'età di 31 anni è forse giunto il momento di pensare alla sua partenza. Programmazione e segni evidenti di una Juve che cambia, che deve cambiare.

La Nazionale arriva qui, Pisa. Il Pisa, come detto già in precedenza, si è affidato alla storia e alla piazza: risultato, Lega Pro. E anzicchè consolarsi con la gioia di vedere le maglie azzurre nel proprio stadio... scatta la guerra, mediatica e non solo per sfortuna. Avevo pensato di prendere il biglietto, adesso credo di non guardare nemmeno la partita. Lippi e la Nazionale meritano rispetto, questo atteggiamento mi mette troppa tristezza. Ho esami cui pensare.

Eh sì, il calcio è proprio strano. Ripenso agli anni '90 e li rimpiango. Mi divertivo di più, quando c'era più radio e meno moviola, meno scoop fasulli e più interviste. Il calcio di oggi è strano, e brutto.

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martedì 2 giugno 2009

Settimana decisiva per il futuro

Molto da fare, tutto da decidere? Sembra di sì alla luce delle dichiarazioni di Cobolli Gigli e Blanc. Alla Juve si stanno preparando per uno dei finali di stagione più caldi degli ultimi venti anni. Ogni mossa deve essere pesata e pesata di nuovo, per rendere minimi gli errori, anzi per eliminarli.  Stavolta non è permesso sbagliare. Ecco perchè la dirigenza prende tempo, almeno una settimana. Entro la quale dovrebbero accadere diverse cose.


Per esempio giovedì c'è un incontro cui la Juve guarda con interesse. Spalletti incontra la Sensi e a cena la Juve dovrebbe ottenere qualcosa di più chiaro di un semplice contro-interesse da parte di Spalletti. Per esempio c'è da capire se Luciano il Toscano è pronto a liberarsi dai giallorossi e approdare a Torino. Modulo, carisma, personalità e curriculum sono i punti di forza del tecnico della Roma. Il primo fattore è uno dei determinanti, oltre all'esperienza ottima in Serie A e anche in Champions. Forse non è proprio un simbolo di juventinità, proviene da una delle piazze più nemiche, ma potrebbe davvero essere l'uomo adatto per guidare la Juve. Modulo, dicevamo. Sì perchè Diego si inserirebbe a meraviglia nel suo 4-2-3-1. Perfetto per la rosa bianconera. Sissoko e uno tra Marchisio e Zanetti rappresentano il duo davanti la difesa, la cabina di regia forte e di qualità. Due ali che spingono: Giovinco o Iaquinta a sinistra, Marchionni e Camoranesi a destra. Diego in mezzo, a dividersi il compito magari con Del Piero. Quest'ultimo potrebbe anche fare da punta che però dovrebbe essere Amauri. Ecco il dream-team che sogna la dirigenza, e anche un pò il tifoso, compreso me. Già perchè questi nomi divertono già in lettura, figuriamoci in campo. E Spalletti ha già ampiamente dimostrato di far divertire il pubblico. Solo che qui a Torino non si vogliono divertire, vogliono vincere. Spalletti con una buona Roma ha portato a casa sin qui due Coppe Italia e una Supercoppa di Lega, che però sanno di trofei programmati. Ma non complichiamoci la vita. Sarà in grado Spalletti di reggere l'urto di uno spogliatoio in fiamme? L'indizio del prolungamento di Iaquinta potrebbe far pensare a Spalletti. Le garanzie date a Diego sono un segnale di come la Juve ha preparato la strada al brasiliano, dal punto di vista tattico ovviamente. Concetto più volte ribadito dalla dirigenza. Spalletti sa lavorare con i giovani, perciò Giovinco potrebbe avere davvero le chance per crescere e giocare con continuità.

Il secondo nome è l'amatissimo Ciro. Sondaggi e forum lo danno in pole. Ciro ha conquistato immediatamente il pubblico, ma questo era scontato. Quello che scontato non era riguarda la dirigenza e le alte sfere juventine. Ferrara ha dato ottima prova di come potrebbe gestire lo spogliatoio, guadagnandosi rispetto da parte di tutti i giocatori e riportando calma e convinzione. Basti riguardare le prove di Camoranesi e soprattutto Zebina. Ha dimostrato quello che molti ipotizzavano: carattere, intelligenza e quel pizzico di allegria all'interno e all'esterno. Ha imparato molto dall'esperienza azzurra accanto a Lippi, e in vista di un Marcello a capo dell'area tecnica nel 2010 sembra proprio il nome più caldo. Ma occhio anche a Lippi. Quando andò via dalla Juve, prima dell'arrivo di Capello, proprio Marcello Lippi indicò Spalletti come migliore sostituto per la panchina della Juve. Altro segnale? Intanto Ciro spera a fa bene. L'effetto Guardiola ha già dato i suoi frutti con Leonardo al Milan. La Juve potrebbe dare fiducia a Ferrara e continuare l'avventura più gradita al pubblico bianconero.

Si allontana e stavolta definitivamente l'ipotesi Conte. Non convince la sua idea di calcio. Non perchè non sia buona, anzi altamente spettacolare. Non convince quel 4-2-4, poco adatto a Diego e alla necessità di inserire lì dentro Iaquinta, Del Piero, Amauri e Giovinco. Senza trascurare Camoranesi. Non convince nemmeno lo staff che l'ex-Capitano intende portarsi alla Juve. Quel Ventrone con cui Lippi litigò furiosamente nella sua prima missione bianconera comprometterebbe il ritorno di Marcello a casa. Anzi, lo stesso Conte sembra non graditissimo a Marcello Lippi, storie vecchie, vecchie storie. In verità, i problemi principali per la candidatura di Conte sono i primi: modulo e staff. Due fattori fondamentali, impossibile da trascurare.

Se non Conte, chi allora? I giornali ovviamente devono vendere, Cobolli credo stia imparando l'arte del parlare con la carta stampata, quindi è facile capire come la Juve non pensa davvero di affidarsi a gente inesperta. Ballardini, Allegri, Giampaolo, suvvia. Non scherziamo. Sarebbe il colpo perfetto per moratti e soci, ma qui si deve tornare a vincere. Questi quarantenni qui potrebbero anche avere idee buone per il calcio giocato, ma non sanno nulla dell'ambiente Juve e non hanno, a mio giudizio, il carisma ideale per poter reggere l'urto del tifo bianconero.

Come Cobolli ha detto, serve uno con la Juve nel sangue, uno giovane di testa e bravo. Nel primo caso parla di Ferrara, nel secondo caso di Spalletti.

Sul fronte del mercato, pare D'Agostino l'obiettivo principale per rafforzare il centrocampo. Questo significa che Poulsen e Tiago avranno vita breve, che Camoranesi resterà alla Juve e che dopo l'addio di Nedved la società pare orientata ad una Juve all'attacco. Marchisio, che ieri Casiraghi ha definito il modello del centrocampista moderno con qualità e quantità, mentre la Juve lo ha eletto la più grande sorpresa dell'anno, Zanetti e Sissoko più D'Agostino sembrano far pensare ad un centrocampo a tre forte, con Diego trequartista. Qualità e quantità. D'Agostino garantirebbe la necessaria regia accanto alla forza di Sissoko e Marchisio. Garantirebbe il supporto adatto ai moduli 4-2-3-1 e 4-3-1-2 e 4-3-3, moduli che peraltro l'Udinese ha sperimentato questa stagione. Moduli che Ferrara ha detto di studiare e Spalletti ha dimostrato di padroneggiare.

Infine è caccia al terzino. De Ceglie verrà confermato. Io mi schiero con chi ha deciso che Molinaro va ceduto: due anni in cui i miglioramenti sono stati davvero pochi. Un cross ogni cinque partite giocate è troppo poco. Fase difensiva scarsa, ottimo dinamismo, ma allora è meglio che si dedichi alla corsa campestre. E allora torna di moda il nome di Criscito, assolutamente da portare a casa per far crescere. Ma quest'anno Criscito, dati alla mano, è uno dei migliori laterali del campionato. Occhio pure a Grosso: con Chiellini e Cannavaro e Legrottaglie, c'è il rischio di ricomporre la difesa azzurra. Cosa che accade dal 1925. L'altro nome che si fa è quello di Dossena. Spalletti l'anno scorso avrebbe fatto carte false per averlo alla Roma. Poi non se ne fece nulla. Altro segnale?

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